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Termini Imerese

Tra il monte San Calogero e uno splendido golfo che guarda Capo Zafferano, sorge Termini Imerese.
Il primo insediamento della città, il cui sito è stato abitato sin dalla preistoria, risale al 407 A.C., a seguito della distruzione di Himera da parte dei Cartaginesi.
Il nome, dall’antico Thermai Himeraìai (in latino Thermae Himeraeae, ovvero Terme di Himera) deriva dalla presenza di sorgenti d’acque calde nella zona della città bassa, ancor oggi utilizzate. Secondo Pindaro, le acque sarebbero sgorgate ad opere delle Ninfe, che volevano compiacere Atena: in esse si sarebbe bagnato per la prima volta Ercole, dopo la lotta contro Erice.
Fu in epoca romana che la città ebbe il suo massimo splendore. I Romani compresero il valore strategico del luogo, lo fortificarono e trasformarono in colonia romana aggiungendo al nome Thermae Himerenses l'appellativo di Splendidissima. A loro si deve anche la costruzione di un foro, di una curia, del porto, uno stabilimento per i bagni, sulle rovine del quale, nel XVII secolo, sorse un nuovo edifico, cui fu annesso, nel XIV secolo, il Grand Hotel delle Terme, su un progetto neoclassico di Damiani Almejda. Ai Romani si deve anche la costruzione dell'anfiteatro e dell'acquedotto Cornelio, dei quali rimangono dei resti.
Con la caduta dell'impero romano iniziò un periodo di decadenza della cittadina. Dal Medioevo e sino agli inizi del XIX secolo fu uno dei maggiori centri di raccolta ed imbarco del grano e di altre derrate che venivano stoccate e sottoposte a dazio. Ciò fece la fortuna della cittadina che divenne uno dei maggiori porti siciliani ed ebbe intensi rapporti commerciali con le repubbliche marinare di Genova, Pisa e Venezia e con i maggiori porti mediterranei. Nel XIX secolo la chiusura del caricatore del grano fu l'inizio di una profonda crisi economica che si attenuò solo alla fine del secolo quando si svilupparono attività artigianali e protoindustriali.
Tra le bellezze del patrimonio culturale della città la Chiesa Madre, edificata nel XV secolo e dedicata a San Nicola di Bari, che custodisce al proprio interno una grande croce dipinta dal maestro Pietro Ruzzolone (1484), tra i più prestigiosi autori del XV secolo. Pregevoli anche gli stucchi di scuola serpottiana custoditi al Santuario della Madonna della Consolazione.
Dalla Serpentina Paolo Balsamo, che collega la città alta con quella bassa, spicca la cupola in maiolica azzurra della chiesa di Maria Santissima dell’Annunziata, a tre navate, che custodisce un presepe di Andrea Manchinu (1495) ed un crocifisso in ebano donato da Alfonso di Castiglia. Per godere di uno splendido panorama della città e del porto bisogna raggiungere il Belvedere Principe di Piemonte, dove si trovava il Foro romano. Qui la vista la fa da padrone.
Per godere di una tranquilla passeggiata nel verde c’è Villa Palmeri. Al suo interno vi sono i resti di un edificio romano, probabilmente identificato con la Curia.

 
 
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